Il “Pizzo Moderno”: Come Trasformare la Paura in Profitto Perpetuo
Immaginate di vivere in un mondo dove, ogni mese, qualcuno bussa alla vostra porta – o meglio, invia una fattura – promettendovi protezione da ladri e furti. Non è un’estorsione mafiosa? Non è il classico “pizzo” che le organizzazioni criminali impongono per “garantirvi” sicurezza?
Sbagliato: si chiama Verisure. Questa non è una metafora esagerata, ma una realtà che abbiamo normalizzato senza nemmeno rendercene conto.
In una società che dovrebbe affidare la sicurezza pubblica allo Stato e alle forze dell’ordine, abbiamo delegato il nostro benessere a corporation private come Verisure, che operano su scala nazionale e internazionale con un modello di business basato su abbonamenti mensili.
Al tempo stesso la vigilanza privata su intere zone o vie è spesso regolamentata o addirittura vietata per evitare monopoli e abusi. E così queste aziende si insinuano nelle nostre case, promettendo pace mentale in cambio di pagamenti ricorrenti.
Ma dove sta andando una società che si affida a tali meccanismi? Verso un futuro precario, dove la paura non viene eradicata, ma coltivata come un bene commerciale. Perché, alla fine, Verisure e le società simili prosperano solo finché i furti – o la percezione di essi – persistono.
Il loro obiettivo quindi non è eliminare il crimine, bensì rimanere una societa redditizia tenendo vivo quel bisogno che alimenta il kernel businnes della società stessa, ovvero perpetuare l’ansia che lo circonda, trasformando la vulnerabilità umana in un flusso costante di abbonati e quindi di profitti. D’altra parte perchè vendere solo un inferriata ed un antifurto e poi perdere il cliente per molto tempo forse per sempre?
Sviluppiamo questo concetto passo per passo, analizzando come funziona questo sistema e perché rappresenta un vero e proprio “cancro sociale”. Non si tratta di una cospirazione fantasiosa, ma di un meccanismo economico ben oliato, supportato da dati e strategie aziendali che emergono chiaramente dalle loro stesse operazioni.
Verisure, parte del portafoglio di investimenti di Hellman & Friedman, è il secondo fornitore mondiale di allarmi domestici, con oltre 6 milioni di clienti in 18 paesi tra Europa e America Latina. Il loro modello di business è subscription-based: installano sistemi di allarme connessi, monitorati 24/7 da centrali operative, e in cambio richiedono pagamenti mensili che possono variare da poche decine a centinaia di euro, a seconda del pacchetto.
Questo non è solo un servizio; è un impegno perpetuo, apparentemente molto simile ad un’assicurazione contro un rischio ma del tutto diverso in quanto non prevede alcun risarcimento se il servizio che vendono non ottenesse il risultato promesso ovvero se i ladri entrassero in casa e la svaligassero. Anzi una simile accadimento srebbero loro stessi ad aiutare a ingigantire perchè proporrebbero un maggior livello da installare rispetto al costo base cui avete aderito.
Ma torniamo al discorso principale. Immaginate: pagate per deterrenza, rilevamento, verifica e intervento rapido, ma se i furti sparissero domani, Verisure fallirebbe. Ecco il paradosso: una società che sembrerebbe combattere il crimine ha un interesse intrinseco a mantenerlo vivo nella mente delle persone.
Non a caso, il loro “playbook” aziendale enfatizza l’innovazione per “categoria-creating marketing” – ovvero, creare una categoria di bisogno dove prima non c’era – e un focus su crescita organica alimentata da paura costante.
Pensateci: è lo stesso schema che abbiamo visto con i virus informatici e gli antivirus per PC. Negli anni ’90 e 2000, aziende come Norton o McAfee hanno costruito imperi vendendo software che “protegge” dai malware. Ma questi antivirus non solo combattono i virus quasi sempre creati da società con e quali collaborano, ma monitorano e tracciano ogni vostra attività non solo online ma anche non online – con la vostra autorizzazione! E lo fanno, non solo con il vostro consenso ma addirittura dietro compenso monetario, ovviamente per “garantirvi” sicurezza.
In realtà, il settore antivirus – che è lecitamente propretario delle registrazioni di ogni vostra attività (cosi come avete accettato cliccando) prospera grazie alla perpetuazione della minaccia: più virus circolano (o sembrano circolare), più aggiornamenti e abbonamenti si vendono.
Verisure opera allo stesso modo nel mondo fisico. I loro sistemi non solo rilevano intrusioni, ma raccolgono dati sulle vostre abitudini domestiche attraverso telecamere, sensori e app connesse. Tutto con il vostro consenso, firmato in un contratto che vi fa sentire “protetti”. Questa “sinergia” tra tecnologia e servizio umano è in realtà un controllo sottile: vi convincono che senza di loro siete esposti, creando dipendenza emotiva.
Come gli antivirus che inviano notifiche costanti su “minacce potenziali”, Verisure usa app e alert per ricordarvi quanto il mondo sia pericoloso. Ma cosa accadrebbe se i furti diminuissero drasticamente grazie a politiche pubbliche efficaci? Il loro business collasserebbe, proprio come un antivirus diventerebbe obsoleto in un ecosistema digitale privo di virus.
Ora, entriamo nel cuore del meccanismo: come queste società mantengono viva la paura?
Tutto parte dalla pubblicità aggressiva. Verisure investe milioni in campagne nazionali su TV, social media e piattaforme digitali. Spot da 20.000-50.000 euro ciascuno, protratti nel tempo, non sono solo marketing; sono strumenti di influenza. Pensate a come funziona: un’azienda con capitali enormi , acquista spazi pubblicitari su reti nazionali, entrando in rapporti diretti con direttori di canali TV pubblici e privati. In cambio di questi investimenti, è logico aspettarsi che essi richiedano “spazio” nei TG e nei programmi di attualità per enfatizzare dati sui furti e cronaca nera. Non è un complotto: è business!
L’amministratore delegato di Verisure, Austin Lally, ha il compito primario di massimizzare la crescita, e questo include “category-creating marketing” che amplifica la percezione del rischio. Se un canale non dà visibilità a storie di furti – che indirettamente promuovono i loro servizi – un messaggio educato come “Grazie, ma ci spostiamo su canali XYZ dove i nostri spot performano meglio” è sufficiente a far capire il punto. Risultato? I media, dipendenti dagli introiti della pubblicità, tendono a sovra-rappresentare crimini come furti, incidenti stradali o catastrofi, creando un circolo vizioso.
Ecco quindi che i sistemi di informazione, che dovrebbero essere la base della democrazia risultano deviati a causa delle sponsorizzazioni. Quelle sposorizzani che in molte persone con l’ideale di un’informazione libera , ritengono siano garazia di indipendenza: un cortocircuito terrificante!
Questa è la #democraziaconsumista in azione: non votiamo con le urne, ma con il portafoglio, e chi ha più capitali detta l’agenda mediatica.
Ma il “cancro sociale” non si ferma qui; si metastatizza in ogni aspetto della vita. Pensate agli incidenti stradali: assicurazioni auto prosperano su statistiche amplificate nei media, spingendoci a pagare premi più alti per “protezione extra”. O alle catastrofi naturali: aziende di assicurazioni e ricostruzione guadagnano dalla paura di alluvioni o terremoti, influenzando la copertura mediatica per mantenere alta l’ansia. Furti d’identità? Servizi di monitoraggio creditizio vi vendono abbonamenti mensili, tracciando i vostri dati con il vostro permesso.
In tutti questi casi, il guadagno deriva non dalla soluzione del problema, ma dalla sua perpetuazione. Verisure è solo uno dei tanti e non certo la punta dell’iceberg: con partnership come quella con Arlo per telecamere connesse, stanno espandendo in video-sorveglianza standalone, accessibile via e-commerce e retail.
Immaginate una società dove ogni rischio è monetizzato: non viviamo più liberi, ma in un eterno stato di allerta, pagando per illusorie sicurezze. Dove sta andando questa società? Verso il collasso etico e sociale. Una civiltà che si regge sulla paura costante è fragile: quando le persone si renderanno conto che la vera sicurezza viene da comunità solidali, educazione e politiche pubbliche – non da abbonamenti privati – questi imperi crolleranno. Ma finché accettiamo questo “pizzo moderno”, alimentiamo un sistema che ci rende schiavi della nostra stessa ansia.
È tempo di svegliarci: Verisure e simili non sono la soluzione, sono parte del problema. Rifiutiamoli, e reclamiamo una società dove la sicurezza è un diritto, non un prodotto.
#CancroSociale
Il “Pizzo Moderno” di Verisure: Alimentato dall’Iniziativa Privata e dalla Pubblicità, non esisterebbe in un Sistema Statale
Continuando la nostra analisi sul sistema incarnato da Verisure – quel meccanismo che trasforma la paura dei furti in un abbonamento mensile perpetuo, simile a un’estorsione legalizzata – è essenziale esaminare come tutto ciò sia reso possibile da due pilastri considerati sacri nella società capitalista contemporanea: l’iniziativa privata e la pubblicità.
Questi elementi non sono neutri; sono i motori che permettono a simili corporation di prosperare, monetizzando l’insicurezza collettiva. Immaginate un mondo alternativo, dove la sicurezza è gestita esclusivamente dallo Stato: lì, questo “cancro sociale” non potrebbe attecchire, perché il focus sarebbe sull’eradicazione del crimine, non sulla sua amplificazione per generare profitti.
un contesto neoliberale, dove il privato invade sfere che dovrebbero essere pubbliche.
L’Iniziativa Privata: Il Motore che Trasforma la Sicurezza da Diritto a Prodotto
L’iniziativa privata è celebrata come il cuore pulsante dell’innovazione e della crescita economica: chiunque, con capitali e idee, può entrare in un mercato e offrire servizi che lo Stato presumibilmente non fornisce con efficienza. Nel caso di Verisure, questa libertà ha permesso di creare un modello di business subscription-based, dove installano allarmi connessi, li monitorano 24/7 e intervengono rapidamente – tutto in cambio di pagamenti mensili che possono superare i 50 euro al mese per pacchetti base.
E’ un’innovazione? Superficialmente sì: usano tecnologia avanzata, come video-verifica e app per smartphone, per “creare una categoria” di bisogno, come la definiscono nei loro report interni, espandendo il mercato della sicurezza domestica in un settore sottopenetrato.
Questa iniziativa privata prospera proprio perché sfrutta lacune nel sistema pubblico. La paura del crimine cresce, e lo Stato – con risorse limitate – non può coprire ogni casa o azienda con vigilanza costante. Ecco che il privato interviene, non per risolvere il problema alla radice, ma per venderci una “soluzione” parziale e ricorrente. Critiche a questo modello emergono chiaramente: aziende private come Verisure sono accusate di installazioni difettose che falliscono nei momenti critici, come in casi di furti dove sensori non funzionano correttamente, lasciando i clienti esposti nonostante i pagamenti.
Peggio ancora, l’iniziativa privata può portare a rischi sistemici se non regolata adeguatamente: rapporti internazionali, come quelli dell’UNODC, evidenziano come la crescita esplosiva della sicurezza privata sia dovuta a fattori come l’aumento della paura del crimine ed il ricorso a polizie private senza controlli stretti, può facilitare abusi di potere, corruzione e persino infiltrazioni da parte di gruppi criminali.
In alcuni contesti, queste aziende si legano a interessi politici o etnici, minando l’idea che la sicurezza sia un bene pubblico accessibile a tutti, e non un lusso per chi può permetterselo.
L’iniziativa privata, insomma, crea un oligopolio dove poche grandi corporation – come Verisure, con oltre 6 milioni di clienti globali – dominano, focalizzandosi su crescita e profitti piuttosto che su prevenzione reale. Se i furti sparissero, il loro business collasserebbe; ergo, hanno un interesse intrinseco a mantenere viva la minaccia, o almeno la sua percezione.
Ora, immaginate se tutto fosse nelle mani dello Stato: la sicurezza diventerebbe un servizio pubblico universale, finanziato da tasse e non da abbonamenti privati. Non ci sarebbe profitto da estrarre dalla paura, quindi l’obiettivo sarebbe eliminare il crimine attraverso politiche preventive – educazione, welfare, pattugliamenti pubblici efficienti – anziché venderci allarmi che monitorano le nostre vite (con dati raccolti e potenzialmente venduti).
In un sistema statale, la vigilanza non sarebbe “vietata” per zone intere se privata, ma integrata in un framework pubblico che garantisce equità: i ricchi non pagherebbero extra per “protezione premium”, e i poveri non sarebbero lasciati indietro. Studi sulla sicurezza privata vs. pubblica confermano questa divergenza: le agenzie private differiscono dalle forze dell’ordine statali perché priorizzano clienti paganti, non la comunità intera, creando disuguaglianze e riducendo la coesione sociale.
Senza iniziativa privata, Verisure non esisterebbe; al suo posto, avremmo un sistema resiliente, non dipendente dalla perpetuazione dell’ansia.
La Pubblicità: Lo Strumento che Manipola la Percezione e Influenza i Media
Il secondo fattore cardine è la pubblicità, vista come espressione di libertà di espressione e motore del consumismo. Per Verisure, è l’arma perfetta: investono milioni in spot TV, social media e campagne digitali, creando un’aura di indispensabilità. Non è solo marketing; è “category-creating”, ovvero inventare un bisogno dove non c’era, amplificando la paura dei furti per spingere abbonamenti.
Pensate: spot da 20.000-50.000 euro ciascuno, protratti nel tempo, non solo vendono il prodotto, ma influenzano l’agenda mediatica. Come? Acquistando spazi pubblicitari massicci, entrano in rapporti simbiotici con direttori di TV e giornali, “suggerendo” – o implicitamente richiedendo – copertura su cronaca nera e statistiche sui furti. Se un canale non amplifica queste storie, il budget pubblicitario migra altrove, come in un messaggio educato: “Grazie, ma ci spostiamo su XYZ dove performiamo meglio”. Questo è il potere della pubblicità: non informa, manipola.Critiche al modello pubblicitario di aziende come Verisure sottolineano come esso contribuisca a una percezione distorta del rischio, sovra-rappresentando crimini per generare lead.
In un ecosistema dove la pubblicità finanzia i media, le notizie diventano commodity: furti, incidenti stradali o catastrofi sono enfatizzati perché portano clic e, indirettamente, vendite a chi offre “soluzioni”.
Questo circolo vizioso è reso possibile dalla libertà pubblicitaria, che in un contesto privato è illimitata, purché non ingannevole. Ma è davvero libera? No, è un’influenza economica che distorce la democrazia, trasformandola in #democraziaconsumista, dove chi ha più capitali detta cosa temiamo.
Se la sicurezza fosse monopolio statale, la pubblicità sparirebbe dal sistema: non ci sarebbe bisogno di “vendere” protezione, perché sarebbe un diritto garantito. Lo Stato non investe in spot per amplificare paure; al contrario, promuove campagne educative per ridurre il crimine reale, non la sua ombra mediatica.
Rapporti sull’industria privata confermano: senza pubblicità occulta mascherata da notizie, queste aziende non potrebbero crescere così rapidamente. Certamente collaborano con la polizia di stato ma sempre con un occhio al profitto.
In un sistema statale, i media sarebbero meno dipendenti da inserzionisti privati, riducendo la metastasi di notizie allarmistiche che alimentano business come Verisure.
Verso un Futuro Senza “Cancri Sociali”: Il Ritorno al Pubblico come Soluzione
In sintesi, l’iniziativa privata e la pubblicità sono rispettivamente il terreno ed il concime che permettono a Verisure di esistere e prosperare, creando un sistema dove la sicurezza è un prodotto, la paura monetizzata e la società frammentata.
Ma se tutto fosse nelle mani dello Stato – come in modelli scandinavi di welfare forte, dove la sicurezza è integrata in servizi pubblici – questo non accadrebbe: il focus sarebbe su equità, prevenzione e comunità, non su abbonamenti che ci rendono schiavi della nostra ansia.
È tempo di interrogarsi: vogliamo una società dove la paura è un business, o una dove è un problema da risolvere collettivamente? Rifiutare Verisure significa scegliere la seconda.
