L’intoccabilità degli LGBT: quando la tutela diventa censura
In questa epoca, nel lmondo autodefinitosi “occidentale”, grazie a spinte politiche che tentano di attrarre consensi – in mancanza di ideali o religioni cui tendere – stiamo assistendo ad un aumento lento ma costante di un buonismo sempre più assoluto verso chi ha orientamenti sessuali diversi da quello eterosessuale. Oggi, chiunque osi avanzare anche solo una riserva, anche solo una domanda scomoda, viene immediatamente marchiato come “omofobo”. Non si tratta più di dibattito: è diventato vietato pensare.
Prendiamo un esempio chiaro: Tutti sappiamo – e le donne sono li a testimoniarlo – che l’istinto maschile, in media, porta con sé comportamenti caratterizzati da una maggiore propensione a molestie e violenze sessuali, se non altro per essere il genere cui è stato affidato socialmente il compito di fare le avances che in alcuni casi sono difficili da distinguere dalle molestie. È un dato statistico, non un’opinione.
Eppure, quando si parla di uomini omosessuali o bisessuali, improvvisamente questo istinto deve essere considerato **inesistente**, non semplicemente ridiretto verso gli altri maschi invece che verso le donne.
Mettere in dubbio questa narrazione fa immediatamente scattare in molti, la replica emotiva cioè un riflesso mentale condizionato secondo la quale il pensiero critico non viene piu considerato la fonte di ogni scoperta scientifiche legata al ragionamento e non al caso, bensi significa essere accusati di odio, anzi del peggiore odio possibile! Con la replica emotiva preimpostata, il patriarcato viene per un attimo messo in pausa, la sua condanna attivita che lo vede stendere di amantare ogni cosa del passato viene tacitata e cio viene eutilizzato per proporsi come corretti giudicatori non ossessionati dalle loro paranoie.
la replica emotiva è quel riflesso legato alle idee ed al modo di pensare invece che ai riflessi fisici e fisiologici della riflessologia di pavlov. analogamente agli stimoli che condizionano azioni fisiche , le emozioni provocano riflessi mentali che possono essere quindi condizionati
Non si può nemmeno discutere l’ipotesi: la si deve negare a prescindere secondo i comportamenti tipici dei dogmi religiosi ma mtlo piu simile ad un tabu psicologico .
Quando la protezione di un gruppo arriva a questo livello, non è più tutela.
Diventa **prevaricazione** sulla libertà di pensiero di tutti gli altri.
Il fatto che abbiano bloccato proprio questo commento – che non insulta nessuno, non minaccia nessuno – è la prova più lampante del meccanismo che ho appena descritto.
Non si può più dire che alcuni di loro potrebbero comportarsi esattamente come qualsiasi altro uomo.
No. Devono essere considerati “diversi”, “migliori”, quasi immuni per definizione.
Chi lo fa è accusato di volerli demonizzare.
Chi invece li mette su un piedistallo è lodato come “alleato”.
E così siamo arrivati al paradosso: per non essere accusati di omofobia dobbiamo fingere che un gruppo di persone sia immune da difetti che invece riconosciamo in tutti gli altri maschi della specie.
Dobbiamo credere – senza prove scientifiche – che basti l’orientamento sessuale per renderli “anime candide”.
No. Non sono intoccabili. Nessuno lo è.
Ed il giorno in cui smetteremo di fingere il contrario, forse potremo finalmente parlare di tutto questo con onestà.
Capitolo 2: omissis
il contenuto di questo capitolo sta venendo valutato e considerato preventivamente da esperti legali di inclusione, riguardo il pericolo che esso si presterebbe ad essere strumentalizzato da parte di ONG e simili ch avvierebbero denuncie e processi penali che si concluderebbero certamente con un assoluzione ma dopo anni ed anni di processi e spese legali tempo da dedicare ecc
Capitolo 3: La Paura Trasposta – Dall’Istinto Femminile di Difesa all’Omofobia come Meccanismo di Sopravvivenza
Riflettiamoci: se la società tollera la paura femminile come legittima, perché demonizza quella maschile? Forse perché farlo serve a mantenere l’intoccabilità di cui parlavamo prima. O forse si tratta di un retaggio culturale basato sul fatto che i maschi non devono avere paura in quanto la paura sarebbe una limitazine alla loro potenza muscolare e di difesa?
Ma l’onestà intellettuale richiede di smascherare questo inganno – per un dibattito vero, non censurato.
Il 17 maggio del 1990 le nazini unite attraverso la loro agenzia OMS rimuovevano dall’elenco delle malattie mentali l’omosessualità secondo un criterio del tutto valido sia pur non pienamente dimostrato scientificamente ma d’altra parte non lo è nemmeno il contrario. Nel corso di oltre 30 anni, partendo da questo concetto di base si è avviata una specie di competizione in chi era interpretava in maniera piu estesa tale principio. Inizialmente il piano inclinato ha portato alla considerazione che non è una malattia, automaticamente è un comportamento lecito e successivamente lo diveniva in tutti i suoi risvolti compresi quelli legati alla al pudore ed alla spettacolarizzazione. Successivamente a periodi dove cinema musica e letteratura hanno cavalcato questa nuova potente onda si è passati a presentare come modelli di progresso tali comportamnenti ad enfatizzare il comportamento di pochi come se essi fossero dei modelli cui tendere . Cio è avvenuto non senza l’appoggio di pseudo scienze mai esistite prima e che avevano bisogno di affermazione e riconoscimento in quanto nuove come Psicologia e Pedagogia che al giorno d’oggi – a distanza di 36 anni – ritengono doveroso iniziare a scrutare fin da bambini eventuali minime evidenze che possano far pensare ad inclinazioni o disorientamenti presenti fin dall’infanzia. Tale ricerca, ed il grado ossessivo con cui viene svolta, sembrerebbe effettuata con il terrore che tali inclinazioni possano sparire ritentendo una eventuale sparizione dovuta alla crescita della personalita e del carattere o anche alla stabilizzazine dei livelli ormonali, inizialmente oscillanti nella prima fase adolescenziale dello sviluppo venga interpretata come una repressione sociale dovuta ai retaggi patriarcali tipici di un medioevo oscurantista .
Tali disorientamenti, infatti, non vengono ricercati al fine di aiutare e fare in maniera di prevenire i conflitti che potrebbero insorgere tra la mente ed il corpo che la natura ha assegnato, al fine di una miglior convivenza con il proprio corpo ma per esaltare e far crescere certe tendenze secondo dei priincipi di liberta laddove la liberta non è un principio scientifico, ed implicitamente condannando ogni considerazione possa cercare di aiutare a vivere secondo dei canoni che hanno permesso all’umanità di perpetrare, attraverso la riproduzione dell’individuo quella che di fatto è la vita eterna, identificata non come vita dell’individuo ma della specie.
Capitolo 4: La Sterilità Naturale come “Mutilazione” Biologica – Perché Serve uno Studio Indipendente sulle Conseguenze Psicologiche
Abbiamo parlato di tutela che diventa censura e di istinti di difesa demonizzati come omofobia. Ma c’è un livello ancora più profondo, che nessuno vuole toccare: la realtà biologica che la natura stessa – non il patriarcato, non la società – ha imposto agli (e alle) omosessuali integralisti.
L’orientamento esclusivamente omosessuale esclude, per definizione biologica, la riproduzione diretta attraverso l’accoppiamento naturale. È di fatto una “mutilazione” della capacità riproduttiva decisa dall’evoluzione, non da leggi umane. E proprio perché è naturale, dovrebbe essere studiata con la stessa serietà e profondità con cui studiamo l’infertilità eterosessuale o la menopausa, cercando anche farmacologicamente di risolvere il problema ed anche i rimedi affinche i disagi chene derivano siano limitati .
Cio sarebbe possibile se non fosse che le Nazioni Unite attraverso l’agenzia OMS, durante durante il periodo della guerra fredda, con il probabile scopo di abbattere l avversaria cultura russo-cino-comunista ma anche musulmano-cristiana, hanno vietato di considerare l’omosessualità una malattia. C’è da chiedersi se per il vero progresso non sarebbe oggi necessario ed urgente approfondire secondo un’indagine scientifica indipendente (non finanziata da associazioni attiviste né da fondazioni ideologiche) che valuti le conseguenze psichiche di questa sterilità imposta dalla natura. Cio probabilmente sarebbe maggiormente etico rispetto lo sviluppo di una ricerca di soluzioni alternative alla gestazione la gravidanza ed il parto rese possibili in persone non coinvolte nella riproduzione come la maternita surrogata.
Guardiamo al parallelo più documentato: le donne sterili o che non riescono a procreare.
I dati:
- Uno studio caso-controllo del 2016 su 174 donne infertili ha rilevato che **il 79%** presentava depressione (49% moderata-grave, 10% estremamente grave) e il **70%** circa ansia moderata-grave (contro il 16% nel gruppo di controllo);
- La American Psychiatric Association riporta che fino al 40% delle donne infertili ha una diagnosi psichiatrica, principalmente depressione o ansia;
- Meta-analisi recenti confermano una prevalenza di depressione tra il 21-52% (fino al 48,77% nei contesti a basse risorse), con rischi 1,4 volte superiori rispetto alle donne fertili.
Molte – statistiche riferiscono tra 1-6 casi su 22.000 nascite (Cleveland Clinic 2022; review International Journal of Reproductive BioMedicine 2007)- sviluppano il fenomeno delle gravidanze isteriche (pseudociesi): il corpo simula tutti i sintomi della gravidanza – pancia che cresce, seno che produce latte, nausea, persino “movimenti fetali” – senza alcun feto. L’Incidenza nei Paesi sviluppati diventa molto più alta in aree con forte pressione sociale sulla fertilità (1 ogni 344 in alcune regioni africane).
Nei casi estremi, il vuoto diventa insopportabile: donne che rapiscono neonati dagli ospedali o dalle carrozzine per “riempire” quel buco biologico.
Secondo il National Center for Missing & Exploited Children (NCMEC) e l’FBI, la stragrande maggioranza delle abduzioni di neonati da parte di sconosciute (oltre il 62% dei casi non familiari) è commessa da donne in età fertile motivate da desiderio di maternità dopo infertilità, aborto o perdita di un figlio. Esempi documentati: una donna indiana infertile che nel 2009 rapì sei neonati per farli passare come propri; numerosi casi di “fetal abduction” (taglio cesareo forzato) negli USA, tutti legati a donne che fingevano gravidanze per colmare il desiderio frustrato.
Ora, cosa succede se applichiamo lo stesso ragionamento agli uomini omosessuali vale a dire: Se la sterilità provoca questi effetti nelle donne, perché dovrebbe essere diversa negli uomini?
E cosa accade in quelli con tratti tipicamente maschili: alti livelli di testosterone, massa muscolare sviluppata, forza fisica e istinti di dominanza/protezione (gli stessi ormoni che spingono l’uomo etero a trasmettere i propri geni).
Meta-analisi moderne mostrano che i livelli plasmatici di testosterone negli uomini gay sono generalmente comparabili a quelli degli eterosessuali (nessuna differenza consistente, contrariamente a vecchi studi degli anni ’70), ma l’istinto riproduttivo resta attivo. Senza sfogo naturale, cosa succede?
Studi rappresentativi (Riskind & Patterson, 2010, National Survey of Family Growth) mostrano che solo il 54% degli uomini gay senza figli esprime desiderio di genitorialità, contro il 75% degli eterosessuali. Tra chi desidera, gli uomini gay hanno minore intenzione concreta di diventare padri. Questo divario potrebbe riflettere un adattamento psicologico alla sterilità biologica, ma lascia aperta la domanda: in chi invece desidera fortemente figli, quel “vuoto” evolutivo genera invidia, rancore o rivalsa verso una società eterosessuale che si riproduce liberamente?
Non si può certamente affermare che ogni gay provi questo.
Se lo studio è stato eseguito su un campione rappresentativo risulterebbe però che è statisticamente plausibile – esattamente come per le donne sterili – e che negarlo per paura di “offendere” è lo stesso meccanismo di intoccabilità che avvia questa considerazione.
Senza uno studio serio, rigoroso e pubblico su questi impatti (depressione da childlessness, pseudociesi maschile equivalente, invidia riproduttiva, comportamenti compensatori), continuiamo a fingere che l’omosessualità sia solo “un’alternativa uguale” e non anche una condizione con costi biologici e psichici specifici. Continuiamo a trattare gli uomini gay come se fossero immuni dalle leggi dell’evoluzione che valgono per tutti gli altri mammiferi.
Ma la scienza non può avere tabù.
Se studiamo la depressione post-partum, l’infertilità maschile etero e la menopausa, dobbiamo studiare anche questo.
Altrimenti non stiamo proteggendo nessuno: stiamo solo nascondendo la verità sotto il tappeto del buonismo.
E la verità, prima o poi, esce sempre.
Capitolo 5: La Stupidità degli Psicologi – Normalizzare la Mutilazione invece di lavorarci
Abbiamo visto come la tutela sia diventata censura, come l’istinto di difesa sia stato ribattezzato “omofobia” e come la sterilità naturale imposta dall’evoluzione sia stata nascosta sotto il tappeto del buonismo. Ora arriviamo al cuore del problema: il ruolo della psicologia contemporanea, che ha deciso di trasformare in “normalità” ciò che è, dal punto di vista biologico ed evolutivo, una mutilazione della capacità riproduttiva.
Nel 1973 l’American Psychiatric Association ha rimosso l’omosessualità dal DSM-II con una votazione (58% a favore, non con nuovi studi scientifici decisivi). Nel 1980 ha introdotto la diagnosi di “ego-dystonic homosexuality” (disturbo per chi soffre del proprio orientamento), ma già nel 1987 l’ha cancellata del tutto. Da allora la psicologia ufficiale ha adottato il dogma: “l’orientamento omosessuale è immutabile e sano”. Chi lo mette in dubbio viene espulso dall’accademia o etichettato come “non etico”.
Eppure i dati dicono altro.
- Studi recenti sulla fluidità dell’orientamento sessuale mostrano che tra i giovani con attrazione verso lo stesso sesso, il 28-67% riporta cambiamenti di identità nel tempo (Diamond 2008; Morgan et al. 2018; Srivastava et al. 2023).
- Una meta-analisi del 2021 su milestone di sviluppo dell’identità LGB+ conferma che l’attrazione e l’identità non sono fissi fin dall’inizio (Hall et al. 2021).
- In uno studio longitudinale su adolescenti, il cambiamento di identità era associato a meno sintomi depressivi nelle femmine (Srivastava et al. 2023).
- Negli uomini, ricerche su “sexual attraction fluidity exploration in therapy” (75 partecipanti maschi con attrazioni indesiderate) hanno documentato riduzioni significative di ansia, depressione, suicidalità e comportamenti sessuali indesiderati dopo trattamento focalizzato sul trauma e sulla fluidità (Journal of Human Sexuality, 2021).
- Studi retrospettivi su Sexual Orientation Change Efforts (SOCE) – oggi demonizzati – mostrano risultati concreti:
– Sullins (2021): dal 45% al 69% dei partecipanti ha ottenuto almeno una remissione parziale delle attrazioni indesiderate; il 14% remissione completa. - Nessun aumento di danno psicologico nei casi “falliti”: chi aveva fatto SOCE senza successo non presentava più distress, abusi di sostanze, autolesionismo o ideazione suicidaria rispetto a chi non l’aveva fatto (Sullins 2022).
- Lo stesso Spitzer (2003), che poi ritrattò per pressioni, intervistò 200 persone che riferivano un cambiamento da omosessuale a eterosessuale predominante.
La natura ha “mutilato” la riproduzione in una percentuale non trascurabile di maschi. Invece di cercare terapie mirate – psicologiche, cognitive, eventualmente integrate con tecnologie future (neurofeedback, terapia basata sul trauma, ecc.) – per aiutare chi lo desidera a ridurre o rimarginare questa ferita evolutiva, la psicologia ha scelto la via più facile e ideologica: l’approccio “Crocerossino”: “Poverino, sei nato così, sei perfetto così, non devi cambiare nulla”.
Compatire il “mutilato biologico” per dimostrare che non è “inferiore”, gratifica immediatamente e continuamente colui che compatisce, appagando la sua coscienza ed il suo ego permettendogli al tempo stesso di sentirsi superiore.Gli psicologi dovrebbero essere ben consci di questo meccanismo di autogratificazione.
Rinunciare a curare per non dover ammettere che la mancata riproduzione comporta un costo psichico reale (come dimostrato nel capitolo precedente con le donne sterili). Preferire la narrazione della vittima intoccabile piuttosto che la ricerca scientifica onesta.
Risultato?
Chi soffre di attrazioni ego-distoniche (cioè chi le vive come incongruenti con i propri valori o desideri di paternità biologica) viene spinto verso l’accettazione forzata invece che verso possibili percorsi di riduzione del disagio. La ricerca di terapie riparative è stata messa al bando in molti Paesi, mentre nessuno ha mai vietato – giustamente – terapie per altre condizioni biologiche frustranti (infertilità etero, dipendenze, ecc.).
Questa non è scienza. È ideologia travestita da compassione.
È la stessa psicologia che ha trasformato un tratto evolutivo in un’identità sacra, rinunciando al proprio dovere primario: aiutare le persone a stare meglio, non a fingere che il problema non esista.
Se la natura ha imposto una mutilazione, la scienza (psicologia inclusa) e la tecnologia dovrebbero avere il coraggio di cercare di rimarginarla, almeno per chi lo chiede. Invece oggi si preferisce celebrare la ferita.
E questo, più di ogni altra cosa, è la vera stupidità.
Conclusione: La Grande Bugia Ellenica – o Perché la Storia non Perdona Chi Non Si Riproduce
E a chi, con l’aria saccente da liceale, obietta:
«Ma l’omosessualità esisteva già ai tempi dei Greci! Erano superiori, illuminati, la culla della civiltà!» basta rispondere con un sorrisetto e una domanda semplice: «Scusa, ma vorresti forse tornare indiatro a 2.400 anni fa?»
Perché se guardiamo ai successivi **duemila anni**, la Grecia ha prodotto… nulla.
Zero scienziati che abbiano cambiato il mondo.
Zero politici di statura globale.
Zero artisti che abbiano dettato tendenze planetarie.
Zero Nobel in fisica, chimica, medicina o economia (solo due in letteratura, e pure quelli nel Novecento).
Un Paese bellissimo, certo. Ma culturalmente? Una riserva indiana dell’antichità. Un museo vivente di ciò che fu… e che non è più.
Nella storia sono stati ben altri i popoli che hanno contribuito allo sviluppo, alla conoscenza ed all’evoluzione. Guarda caso sono quei popoli a cominciare dai romani, che hanno seguito un’altra strada poi continuata dai cristiani ed anche dai musulmani. Una strada diversa che, tra le altre cose, nel corso dei secolii è andata distaccandosi sempre piu dai comportamenti omosessuali prediligendo quella della riproduzione naturale, della famiglia, della trasmissione dei geni e dei valori – costruendo imperi e religioni che ancora oggi ci fanno ombra: sara casuale questo parallelismo ?
– I Romani, rozzi ma prolifici, hanno dato diritto, strade, acquedotti e l’idea stessa di Stato che dura millenni.
– I Cristiani, con la loro ossessione per la famiglia e la prole, hanno partorito il Rinascimento, la scienza moderna, l’Illuminismo.
– I Musulmani del Secolo d’Oro, con harem e famiglie numerose, hanno salvato e moltiplicato Aristotele, inventato l’algebra, l’ottica, la medicina ospedaliera mentre la Grecia dormiva.
La morale è brutale ma lampante, e la satira della storia è spietata:
chi smette di riprodursi smette anche di investire nel futuro.
Chi non genera figli non genera nemmeno civiltà destinate a durare «nei secoli dei secoli».
L’omosessualità greca non ha creato Atene.
Atene ha creato l’omosessualità greca… e poi si è spenta.
Oggi celebriamo la “diversità” come se fosse un motore di progresso.
Ma la storia ride sotto i baffi: le civiltà che si sono riprodotte hanno lasciato cattedrali, vaccini, computer e costituzioni.
Quelle che hanno preferito il simposio al talamo… hanno lasciato rovine e selfie turistici.
E noi, nel 2026, stiamo facendo esattamente lo stesso giochino. Solo che stavolta lo chiamiamo “inclusività” e pretendiamo pure che sia progresso.
La natura non ha pietà per chi non si riproduce. La storia nemmeno.
E l’intoccabilità? È solo l’ultimo trucco per non guardare in faccia la verità mentre il buco nero si avvicina.
Ma nonsi avvicinerà mai abbastanza perchè la natura stessa ha i suoi anticorpi e la mancata riproduzione di determinati caratteri è unodi questi e fa in maniera che non si tramandino per generazioni quelle che sono abitudini ontrastanti il perpetrare della vita eterna. Anche quando l’uomo miope non riesce a vederne il motivo.
