Progressismo regressivo

Saranno in molti a credere che sia casuale il teatrino dove il #PresidentedellaRepubblica #Mattarella arriva su un #tram guidato dal pluri-campione del #motociclismo #Valentinorossi. I creduloni, come al solito daranno del #complottista a chi farà notare il significato intrinseco che sta dietro.
Non c’è nulla di casuale nella comunicazione di massa, specialmente quando si parla di cerimoniali in #mondovisione dove appare la massima carica dello #Stato. Ogni particolare è studiato a lungo e niente è lasciato al caso. Ogni inquadratura è valutata dai migliori consulenti d’immagine, figuriamoci l’idea di fondo!!
L’immagine del campione “relegato” a tranviere per scortare il #Presidente non è solo una scelta logistica: è un manifesto politico e culturale.
Lo spot ha simboleggiato in maniera nemmeno molto ermetica, quel passaggio dalla moto superveloce al #tram che ha caratterizzato l’impronta #pedagogica applicata alle nuove generazioni .
Provate a passare davanti una scuola e guardate se vedete un motorino.
​Il “Progressismo Regressivo”
​Siamo passati dall’elogio della tecnica, del rischio calcolato e della libertà individuale, a una narrazione che preferisce il binario alla strada aperta. È quello che potremmo definire #progressismo #regressivo:
​La fine del mito meccanico: La moto, simbolo di padronanza tecnologica e indipendenza, viene messa in garage.
​La società della protezione: Una mentalità da “mamma ansiosa” che, pur di eliminare ogni rischio, finisce per castrare il talento e l’iniziativa delle nuove generazioni.
​Il #Green come dogma: Una politica #ambientale che spesso sembra voler demolire le competenze ingegneristiche del passato invece di evolverle, secondo una caccia alle streghe ormai ai limiti della paranoia.
​Vedere un campione del mondo guidare un tram è l’emblema di questa transizione: l’individuo eccezionale che viene normalizzato e messo su un percorso predefinito. Dalla velocità alla regolarità. Dal coraggio alla conformità.
​Chi pensa sia solo uno “spot simpatico” ignora il potere dei simboli ed ignora che dando un formato comico si fanno abbassare le difese dello spettatore che recepirà il messaggio senza neanche accorgersene. Si sta educando il futuro a non desiderare più il “motorino”, ma ad aspettare pazientemente il proprio turno sul vagone collettivo.
​ È vera evoluzione o stiamo perdendo quel “fuoco” tecnologico e umano che ha costruito il secolo scorso?
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